23 Febbraio 2026

La Corte Suprema e l’autonomia del diritto

“The President asserts the extraordinary power to unilaterally impose tariffs of unlimited amount, duration, and scope. In light of the breadth, history, and constitutional context of that asserted authority, he must identify clear congressional authorization to exercise it……We claim no special competence in matters of economics or foreign affairs. We claim only, as we must, the limitedrole assigned to us by Article III of the Constitution. Fulfilling that role, we hold that IEEPA does not authorize the President to impose tariffs”
“Nel mezzo secolo di esistenza dello IEEPA, nessun presidente ha invocato la legge per imporre tariffe, per non parlare di tariffe di questa portata ed entità……Una legge priva di qualsiasi riferimento ai dazi non conferisce al Presidente il potere indipendente di imporre dazi sulle importazioni da qualsiasi paese, di qualsiasi prodotto, in qualsiasi momento e per qualsiasi periodo di tempo……Il nostro compito oggi è solo decidere se il potere di regolamentare le importazioni, come conferito al Presidente nell’IEEPA, comprenda il potere di imporre tariffe. Non lo comprende”. Tutto qui. Centosettanta pagine per ribadire l’autonomia del diritto dalla politica. E’ vero, in occasioni precedenti, la Corte si dimostrata più benevola per il Presidente di turno: ma per quanto ostinata possa essere considerata da qualcuno l’obbedienza dei Supremi Giudici al potere esecutivo, tale deferenza ha i suoi limiti: il pensiero di tre giudici repubblicani, di cui due nominati dallo stesso Trump, ne è testimonianza. Non è stata bocciata l’imposizione daziaria in sé, così come non è stata bocciata la politica commerciale e internazionale di filosofia trumpiana: è stato bocciato il modo di esercitarla. E’ stata bocciata l’idea di una politica estera gestita con la forza e con il ricatto di imposizioni illegittime. E’ stata bocciata l’idea che “America first”, “Make America Great Again”, “The new golden age” siano un manifesto in spregio delle regole vigenti, slogan che rappresentino una realtà virtuale che sfugge alla storia per diventare potere di un solo uomo. Che, in via provvisoria, utilizzando la Sezione 122 del Trade Act del 1974, con una serie di infinite eccezioni, ha sottoposto ad un dazio del 10%, addizionale rispetto alle tariffe già in vigore, dal 24 febbraio al 24 luglio, le importazioni di beni nella Grande America. Provenienti da dove (USMCA e pochi altri esclusi)? Da tutti i Paesi che non hanno concluso un accordo con gli USA nell’ultimo anno? Ma quale accordo? Qualcuno ha, forse, letto l’accordo con la UE, con UK o con altri Paesi? Dichiarazioni congiunte, sì, ma accordi, almeno nel senso in cui siamo abitati a visualizzarli? Dal 24 febbraio, quali dazi si applicheranno all’importazione negli Stati Uniti di prodotti di origine UE o UK? Qualche coraggioso accordatario oserà proporre un nuovo equilibrio negoziale, perchè spinto a sottoscrivere (?) l’intesa sotto la spada di Damocle di imposizioni daziarie oggi dichiarate illegittime? Attendiamo fiduciosi il verbo di Customs & Border Protection, che, ieri, ha scritto: “CBP is working with other government agencies to fully examine the implications of the SCOTUS decision. CBP will provide additional information and technical guidance for ACE filers as soon as it becomes available”. E vediamo cosa accadrà nei prossimi 150 giorni: come reagiranno i mercati, quanti operatori chiederanno un rimborso, quantificato, complessivamente, in potenziali 175 miliardi di dollari, quale sorte l’amministrazione riserverà a tali istanze e quante cause si instaureranno, quali altre trovate sorprendenti questo effervescente esecutivo riserverà alla platea globale. E, soprattutto, se e in che misura dazi, Groenlandia, Venezuela, Russia, Cina, economia e finanza influenzeranno le prossime elezioni di Midterm; e sulla stessa sopravvivenza politica di Trump.

Copyright © 2021 · Overy S.r.l. · all rights reserved - È vietata la copia e la riproduzione di contenuti e immagini | Privacy Policy | Cookie Policy