Nessuno è il mio nome
“Gli altri Ciclopi chiamò, che aveano lì attorno dimora/entro caverne, sopra le cime ventose dei monti./Corsero, chi di qua, chi di là, tutti, udendo quegli urli;/e, stando attorno all’antro, gli chieser qual fosse il suo male:/«Che gran malanno mai t’occorre, che a mezza la notte/tu c’interrompi il sonno, gridando così, Polifemo?/Forse qualche uomo ti ruba, per quanto t’opponga, le greggi?/Forse qualcuno t’uccide per frode, t’uccide per forza?»/E rispondeva dall’antro così Polifemo gagliardo:/«Per frode, e non per forza, Nessuno, o compagni, m’uccide!»/E gli risposero quelli così, con veloci parole:/«E dunque, se nessuno ti fa violenza, codesto/malanno vien da Giove: nessuno potrebbe schivarlo;/e tu scongiura dunque Poseidone, il dio che t’è padre»./Detto così, se n’andarono; e il cuor mi rideva nel petto/che con la fine astuzia del nome io l’avevo ingannato” (Odissea, Libro IX, versi 399-414).
Quanti “Nessuno” hanno incrociato il nostro cammino? Quanti “Nessuno” solcano le onde della nostra traversata professionale? Tutti fulgidi esempi di superiore intelligenza o semplici affabulatori alla ricerca di un proprio interesse?
Oltre le colonne d’Ercole. Ulisse è senza ombra di dubbio uno dei personaggi più rappresentativi della letteratura e della cultura occidentale, figura di grande fascino intellettuale e forte carisma, il suo personaggio ha da sempre riscosso l’interesse e suscitato la curiosità di studiosi e cantastorie. Nel Medioevo, quando Dante gli dedica il XXVI canto dell’Inferno, dipingendo una figura indimenticabile, un problema assai dibattuto riguardava la morte dell’eroe greco. Il Sommo Poeta dà, ovviamente, una versione personale alla vicenda, ma assai vicina allo spirito omerico: preso dalla sete di conoscenza, Ulisse convince i suoi compagni con una “orazion picciola” a spendere gli anni di vita che restano a superare il limite della conoscenza umana, a oltrepassare le mitiche colonne d’Ercole.
Intelligenza e sete di conoscenza, astuzia e curiosità, Ulisse è il vessillo dell’intellettuale moderno, che pensa prima di fare, che unisce sapere e agire, che conosce perchè impara, senza adombrare la propria sapienza, simbolo estremo, plasmato dalla narrazione di Omero, di una sete di apprendere di un ingegno che valica i confini del tempo e dello spazio, pietra d’angolo dell’homo sapiens ellenico.
Un uomo dall’intelligenza così acuta e dalla saldezza d’animo così ferrea, dalla padronanza di sé così incrollabile, da nascondersi, nell’estremo pericolo, dietro un gioco di parole, consapevole che la parola, ancor più dell’azione, è immagine di se stesso e arma implacabile: la spada uccide tante persone, ma ne uccide più la lingua che la spada, ricorda il Libro del Siracide.
Nascondersi dietro le parole è opera per coloro che ben conoscono quel che esse esprimono e quel che si vuol far loro dire; nascondersi dietro lo scudo “Nessuno” è opera dell’ingegno d grandi intelletti, ma, anche e più spesso, meschina bagatella di chi vuol sottrarsi alle proprie responsabilità.
L’universo e, di conseguenza, anche il microcosmo doganale ne è pieno.
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Il 1° novembre ha preso avvio la riforma dell’organizzazione territoriale dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, obiettivo dichiarato del Direttore Generale e che affonda le proprie radici in un non meglio precisato tempo e luogo e che potremmo individuare nell’approvazione del “Piano Integrato di Attività e Organizzazione 2024-2026”, laddove, al capitolo 3.2, si individuano le linee strategiche in materia di organizzazione.
Nuove denominazioni degli uffici territoriali, nuovi codici meccanografici di identificazione, nuova distribuzione di competenze, una rivoluzione dagli effetti amministrativi e informatici: tutti a preoccuparsi, giustamente, dei secondi e ad occuparsi scarsamente dei primi.
“Gentile cliente, si informa che, al momento, le dichiarazioni doganali che fanno riferimento ad autorizzazioni CDMS (DPO, ACE, ACW, etc.), registrate su uffici che hanno modificato il proprio codice, risultano scartate dal sistema con il seguente messaggio di errore o con altri similari: ………… Tali anomalie si verificano anche qualora sia stata correttamente indicata la nuova sezione di competenza ……”; i timori informatici trovano, purtroppo, sabato 1° novembre, nel pomeriggio, puntuale conferma e speriamo che il cielo plumbeo non oscuri il cielo di Sogei, impedendo la risoluzione di anomalie dagli esiti potenzialmente catastrofici.
Correvano i giorni della merla e l’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, quasi in sordina, disegnava la propria struttura, che sarebbe divenuta realtà dieci mesi dopo: tredici Direzioni Territoriali, suddivise in Ufficio Servizi Generali, Ufficio Tecnico, Ufficio Tecnico e Servizi Generali, Ufficio Antifrode, Ufficio Laboratori e articolazioni territoriali distinte in Uffici ADM identificati dal nome della regione di appartenenza e da una numerazione progressiva: non più Ufficio delle Dogane di Genova, Ufficio delle Dogane di La Spezia, Ufficio delle Dogane di Savona, bensì Ufficio ADM Genova, Ufficio ADM Liguria 1, Ufficio ADM Liguria 2, Ufficio ADM Liguria 3.
Gli Uffici ADM presentano una divisione interna in Aree: Servizi di Supporto e Relazioni con il Pubblico; Legale e Contenzioso; Verifiche e Antifrode; Autorizzazioni, Atti e Contabilità.
Se la semplificazione dei rapporti si sostanzia anche in una comunicazione più diretta, nell’autorità doganale qualche ripetizione devono per certo prenderla; e, soprattutto, permane e si fortifica quella sensazione di distanza sempre più percepibile tra i programmi e i desiderata del legislatore unionale e le ben più modeste rappresentazioni nazionali.
Al di là dei proclami e dell’enfatica proiezione di sé e dei risultati conseguiti, il “Nessuno” che abita la dogana e si nasconde dietro il faticoso operare quotidiano dei funzionari non pare per nulla la moderna incarnazione di Ulisse.
Tralasciando la denominazione degli Uffici; sorvolando sulla difficoltà della loro codificazione telematica e della sostituzione dei nuovi codici a quelli vecchi, presenti in ogni autorizzazione, operazione affidata a Sogei, il che non ci lascia del tutto tranquilli, immaginando, quale scenario peggiore, un blocco o un ritardo dichiarativo lunedì 3 novembre e la scomparsa nella rete di centinaia di autorizzazioni, per mancata associazione di codici; permettendoci di ricordare come il progresso e la crescita di qualsiasi ente si misura, più che sulla identità organizzativa, sulla profondità del sapere, piuttosto scarsa, nell’era presente; proviamo a curiosare nelle competenze e nelle attribuzioni dei nuovi Uffici, per sete di conoscenza (le colonne d’Ercole di ADM), per parlare di ciò di cui nessuno, ADM in testa, ha parlato e per capire quali interlocutori incroceremo da domani mattina.
A titolo esemplificativo, l’Ufficio Tecnico della Direzione Territoriale prevede quattro Aree: Accise, Dogane, Giochi, Audit; l’Area Dogane “con riguardo al settore doganale, svolge la funzione di unità organizzativa responsabile del procedimento e cura tutte le attività istruttorie per l’elaborazione delle proposte provvedimentali da sottoporre alla firma del Dirigente dell’Ufficio e del Direttore Territoriale. Supporta il Dirigente nel monitoraggio della conforme applicazione della disciplina in materia doganale da parte degli Uffici locali ADM. Cura tutte le altre attività accessorie non espressamente indicate ma coerenti con l’Area di riferimento. Svolge l’analisi di tutte le attività direttamente affidate dal Dirigente nel settore doganale”.
Pura affabulazione.
E l’Area Autorizzazioni, Atti e Contabilità dell’Ufficio ADM? Tra le altre “svolge, nelle materie di competenza dell’Agenzia, tutte le funzioni istruttorie per la predisposizione di provvedimenti, autorizzazioni, nulla osta e atti comunque denominati da adottarsi a cura del dirigente dell’Ufficio o del Capo Area titolare di Posizione Organizzativa ai sensi dell’articolo 15 del Regolamento di amministrazione. Cura le attività connesse alla gestione dei regimi doganali. Istruisce le decisioni doganali, le agevolazioni, le esenzioni, le semplificazioni doganali e ne gestisce la relativa operatività. Cura la gestione dei reperti e delle merci abbandonate …… Assicura l’amministrazione dei tributi relativi alle competenze dell’Ufficio, curando in particolare l’accertamento e la riscossione delle entrate tributarie, extra-tributarie, con riguardo al settore doganale, delle accise e del gioco pubblico adottando le necessarie misure per il recupero delle somme dovute e non versate. Cura l’adozione e la gestione operativa dei provvedimenti di rimborso, sgravio, rilascio garanzie, riduzioni ed esoneri. Cura l’adozione degli atti impositivi per le materie di competenza dell’Ufficio e degli atti sanzionatori. Cura le attività in carico al consegnatario dei contrassegni di Stato, nonché quelle connesse alla gestione dei registri, dei sugelli e dei timbri. Cura tutte le altre attività istruttorie non espressamente indicate ma accessorie alle competenze attribuite”.
Simmetrico stile affabulatorio del precedente, sebbene temperato da una necessaria e inevitabile sfumatura di concretezza.
Chi fa che cosa, non è chiaro; chi istruisce, verifica, decide; chi riceve, esamina, interloquisce.
La riforma delle Direzioni Territoriali e articolazioni locali dell’Agenzia delle Dogane non era questione da discutere, così come è stato, solo internamente, tra amministrazione e organizzazioni sindacali; non modifica solo il lavoro, inteso come attività e luogo di esercizio, dei funzionari; interviene direttamente e inevitabilmente nei rapporti tra operatori economici e autorità pubblica. E se i primi non possono certo vantare alcun diritto di intervenire nella contrattazione dei nuovi assetti, non può essere disconosciuto il loro altrettanto importante interesse a essere formati e informati.
La WCO, declinando il rapporto customs-business, riconosce come il coinvolgimento dogana-impresa sia un elemento fondamentale di un sistema di buona governance, che aiuta a garantire che legislazione e politiche gestionali siano informate da una diversità di punti di vista e rispondano, nella massima misura possibile, alle esigenze condivise; come lo sviluppo di una partnership tra dogana e imprese attraverso un meccanismo formale di consultazione e impegno regolari sostenga la coerenza, l’armonizzazione, la trasparenza, la prevedibilità, l’equità, l’automazione e l’efficienza nei processi doganali e aziendali; come la cultura doganale sia momento imprescindibile di ogni azienda e la cultura aziendale debba divenire materia propria dell’autorità doganale.
Come, sostanzialmente, le parti debbano muoversi, nel rispetto dei propri ruoli, su un piano di parità, non potendo sussistere alcuna partnership laddove un soggetto si esprima attraverso l’esercizio del proprio potere autoritario.
Probabilmente, oltre che dallo spirito unionale, ci stiamo allontanando anche dalle best practices globali; responsabilità di Nessuno, sia chiaro.
La compliance richiesta alle aziende merita una maggior considerazione e un corrispondente diritto all’informazione.
Non vogliono essere, queste righe, il luogo ove giudicare nel merito un cambiamento così complesso, le cui ragioni e la cui natura sfuggono ad una comprensione limitata a pochi documenti disponibili; sarà il tempo, come sempre, giudice implacabile. E proprio in ciò risiede il peccato originale della riforma, nella scelta dell’amministrazione di non illustrare, spiegare, coinvolgere le proprie controparti nel processo doganale, una forma di distrazione, di superficialità (o di supponenza?) troppo spesso presente nelle recenti decisioni dell’autorità doganale: come dimenticare i balbettii e le incertezze del processo di reingegnerizzazione e le sue inevitabili, negative conseguenze? Il colpevole silenzio sul percorso di digitalizzazione, l’impenetrabilità di molti uffici?
Ora come allora: Nessuno ha agito, a Nessuno ci rivolgiamo, contro Nessuno ci lamentiamo, come potremmo mai essere creduti? Immortale Omero…