Accordo Mercosur (quasi) al via
Avversato, osteggiato, boicottato, respinto, la protesta delle piazze che trova udienza nell’aula del Parlamento europeo, 334 voti favorevoli, 324 contrari, 11 astenuti per rimettere alla Corte di Giustizia il giudizio sulla sua conformità ai Trattati; il tormentato romanzo dell’accordo con il Mercato dei Paesi del Sud trova un provvisorio finale.
Tutela del lavoro, standard qualitativo dei prodotti, insufficiente garanzia sull’effettività dei controlli sui prodotti agricoli, tutela ambientale: queste le principali preoccupazioni di chi, in Austria, Francia, Irlanda, Polonia, Ungheria, ma anche Italia, contrasta l’approvazione dell’accordo: l’agricoltura unionale si ribella al Mercosur, spaventata dall’invasione di prodotti argentini e brasiliani e delusa da una pallida riorganizzazione nell’assegnazione dei fondi UE. Il 21 gennaio, seppur a fatica, il Parlamento europeo ostacola il processo di approvazione, chiedendo l’intervento della Corte di Giustizia, ma la Commissione preme per l’applicazione immediata dell’accordo commerciale (ITA), destinato a scomparire alla vigenza dell’accordo di partenariato (EMPA). E trova una soluzione di equilibrio: applicazione a decorrere dal primo giorno del secondo mese successivo alla data in cui uno o più Stati del Mercosur notifichino alla UE la chiusura delle procedure di ratifica (Argentina e Uruguay quasi al traguardo) e misure di salvaguardia (sospensione temporanea della riduzione daziaria o della preferenza tariffaria) in presenza di un grave pregiudizio o di una minaccia per il mercato UE, ad esempio, laddove le importazioni di prodotti sensibili, tra cui pollame, carne bovina, uova, agrumi e zucchero, crescano di oltre il 5% e i prezzi siano inferiori di almeno il 5% rispetto a quelli interni.