Dazi? Ci rivediamo ad agosto
E così il professor Trump ha scritto ai genitori dei bambini più disobbedienti, promettendo punizioni se, entro il 1° agosto prossimo, gli alunni recalcitranti non volgeranno a più miti consigli. Come? Sottoscrivendo, senza obiezione alcuna, il testo dell’accordo commerciale gentilmente fornito dalla solerte amministrazione USA. Cicero pro domo sua.
Una proroga (Cina esclusa). Una scadenza “direi definitiva, ma non definitiva al 100%”, mirabile rappresentazione della certezza del diritto in salsa yankee, ultima chiamata per acquistare il biglietto d’ingresso al circo Trump, un mondo magico dove tutto è possibile semplicemente obbedendo, in silenzio, alla sclerotica volontà del proprietario del carrozzone. Una globalizzazione, figlia di un modello democratico così avanzato, da sfociare nella tirannica versione finalizzata a “riconquistare la sovranità economica dell’America affrontando le numerose relazioni commerciali non reciproche che minacciano la nostra sicurezza economica e nazionale”, prevedendo dazi del 25% (Corea del Sud, Giappone, Kazakhistan, Malaysia, Tunisia), 30% (Bosnia Herzegovina, Sud Africa), 32% (Indonesia), 35% (Bangladesh, Serbia), 36% (Cambogia, Thailandia), 40% (Laos, Myanmar) in assenza, entro il 1° agosto, dell’adesione ad un accordo USA centrico., nuova frontiera delle liberali relazioni internazionali. Gli alunni birichini non sono finiti, molti ne mancano all’appello, UE compresa, che si specchia in un dilaniante dilemma esistenziale: accettare dazi più elevati, evitando un pericoloso scontro o reagire con misure ritorsive? Le condizioni dell’accordo le detto io, parola di Trump; Europa, reagisci, dì qualcosa, qualcosa che parli di civiltà, di etica, di rispetto. Dì qualcosa, ma dillo in fretta, subito.