03 Luglio 2025

Il crocevia del commercio globale

Il teatro non è altro che il disperato sforzo dell’uomo di dare un senso alla vita; l’ineguagliata e ineguagliabile saggezza popolare di Eduardo trova, in parole semplici, la sintesi della sua filosofia, portare la vita comune sul palcoscenico e immergere il teatro nella vita comune, il cielo dell’arte non conosce ceto o censo, si disseta nella bellezza del sentimento e del pensiero. A ciascuno il proprio ruolo, assegnato e non scelto, fortunato o tormentato, l’ordinato dipanarsi delle parole assicura la perseveranza della commedia umana; ma quando qualche riga del copione svanisce, le voci si sovrappongono, la trama vacilla, regna il caos, primigenia dimora della materia informe.
La percezione della realtà è il processo di elaborazione delle informazioni sensoriali che disegna la rappresentazione del mondo esterno; è un processo spontaneo e preriflessivo, accompagnato da una comprensione istintiva, che prescinde da ogni ragionamento. E’ quel “sentire”, al di là del pensiero e dell’empirica conoscenza, che ci avvicina (o ci allontana) da fenomeni storici, politici, economici, sociali, che ci rende partecipi di quella maestosa rappresentazione che è la storia.
Mai come nel tempo attuale la percezione è stata così alterata, il nostro ruolo così indefinito, il copione così illeggibile, la trama così indecifrabile; ogni giorno si replica un teatrino di guitti dilettanti, figli di quella presuntuosa arroganza che solo il potere conosce e nutre, fino a crescere in un buio e contagioso isolazionismo che bolla la dipendenza (sociale, politica, commerciale) come male da respingere, utopica costruzione di autoctona sufficienza fondata sulla pietra angolare della saccenza.
La rete che abita dietro lo schermo che accoglie le mie parole è, per chi vuole vederla, la negazione di tale anacronistica assunto, una connessione in cui siamo immersi al di là della nostra volontà e ci lega a un sapere libero e senza confini, che unisce le menti aperte e indipendenti.
Nel grande teatro del commercio internazionale, le dogane non sono comparse silenziose, ma attrici protagoniste. Custodi delle soglie tra gli Stati, rappresentano da sempre l’intersezione viva tra sicurezza e prosperità economica. E mai come oggi, nell’era della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale, sono chiamate a reinventarsi, integrando tecnologia e visione per garantire catene del valore resilienti, sicure e sostenibili.
Mr. Ian Saunders ha trascorso gran parte della sua carriera presso la U.S. Customs and Border Protection (CBP), dove ha ricoperto diverse posizioni di alto livello, tra cui quella di Commissario Aggiunto per gli Affari Internazionali, Vice Commissario Aggiunto per gli Affari Internazionali e Vice Commissario Esecutivo Aggiunto facente funzioni per il Supporto Operativo. In precedenza, durante il suo mandato presso la CBP, è stato Direttore delle Politiche e dei Programmi Internazionali, Direttore della Formazione e Assistenza Internazionale e ha ricoperto diverse posizioni di staff, occupandosi di portafogli bilaterali, regionali e multilaterali, entrando a far parte del Senior Executive Service del Governo degli Stati Uniti nel 2008.
Il 24 giugno 2023 Mr. Ian Saunders è stata eletto Segretario Generale della WCO, carica che ha iniziato a ricoprire il 1° gennaio 2024.
Dall’alto del suo ruolo di responsabile del più importante consesso doganale mondiale, Mr. Ian Saunders ha una visuale privilegiata della desolazione della geopolitica internazionale e del ruolo delle dogane in questa desolata landa di nessuno; un ruolo prestigioso, ma delicato, pericoloso: il ruolo di crocevia del commercio globale.
Non si costruisce un sistema doganale moderno senza una cooperazione effettiva tra pubblico e privato: è l’intuizione della Revised Kyoto Convention, che invita gli Stati ad aprire alla partecipazione attiva delle imprese nella progettazione delle procedure. Un modello inclusivo, dove la tecnologia non è solo uno strumento, ma una piattaforma di dialogo tra attori diversi.
Il SAFE Framework of Standards to Secure and Facilitate Trade, nato nel 2005, aggiornato nel 2021 per proteggere le supply chain dal pericolo del terrorismo, si è evoluto per diventare il riferimento globale nella prevenzione delle interruzioni commerciali. Standard condivisi, interoperabilità dei dati, partnership tra autorità doganali e imprese: sono queste le fondamenta di una visione olistica del commercio globale.
Ma nessun sistema, per quanto sofisticato, può funzionare senza la qualità dell’informazione. Il modello dati WCO, versione 4.0, è, oggi, il linguaggio comune che rende possibile l’interoperabilità tra Paesi, il tanto agognato e mai realizzato esperanto del commercio internazionale.
Perché questo linguaggio sia efficace, i dati devono essere affidabili, completi, protetti, il che non significa che si possa delegare ogni sviluppo alla tecnologia. L’intelligenza artificiale, applicata all’universo doganale, offre prospettive solo ieri inimmaginabili (e, forse, preoccupanti), come il riconoscimento automatico di anomalie e la gestione predittiva dei rischi, ma pone anche problemi di legittima convivenza con il diritto alla privacy, alla sicurezza, alla autonoma governance dei processi, problemi la cui soluzione può risiedere esclusivamente in una riflessione multidisciplinare.
“Nel dibattito globale, i grandi consessi come il G7 hanno la possibilità – e la responsabilità – di valorizzare il ruolo delle dogane come pilastro della governance economica mondiale. Le dogane sono ponte tra legalità e sviluppo, tra protezione e apertura. Se davvero vogliamo che la tecnologia diventi un bene comune, essa deve essere diffusa, accessibile, condivisa. La WCO è pronta a fare la propria parte. Ma ogni Paese, ogni amministrazione, ogni impresa deve mettersi in gioco. Perché solo attraverso processi solidi, tecnologia intelligente e collaborazione sincera possiamo disegnare un commercio globale che sia, davvero, al servizio delle persone”.
E’ affascinante riflettere sulla forza del pensiero di pochi uomini, statisti consegnati alla storia, obbedienti a leggi e consuetudini diverse, che con il solo accordo hanno scritto pagine importanti del diritto internazionale, che sfugge a codici e brocardi, per trovare nella cooperazione tra popoli il fondamento del vivere civile globale. Quel diritto internazionale ormai deceduto, ucciso dalla pochezza di alcuni governanti (statisti sarebbe un’offesa per coloro che non sono più tra noi), asserviti alla legge della giungla e il cui pensiero si limita alla creazione di un nemico.
Eppure, in questo tempo desolato, qualcuno segue le orme di Mr. Saunders, convinto della centralità delle dogane in qualsiasi progetto di sviluppo commerciale ed economico; e così, il Consiglio europeo dà il via libera ai negoziati interistituzionali con il Parlamento europeo sugli aspetti fondamentali della riforma dell’Unione doganale e sul testo del nuovo Codice doganale unionale.
Un passo che rivela un domani sempre più prossimo, più sfidante, più pericoloso; mentre la transizione ambientale sembra vittima di qualche improvviso ripensamento, la transizione digitale non conosce ostacoli e così, la dogana, propria quale crocevia del commercio globale, deve prepararsi, le aziende devono prepararsi, senza la cooperazione di entrambe, WCO docet, non c’è crescita, né sviluppo.
Customs Data Hub, EU Central Agency, Trust and Check Trader sono espressioni ormai note agli addetti ai lavori, che, ora, dovranno trovare una logica e armonizzata sintesi contenutistica e normativa per divenire familiari a tutti gli operatori, consapevoli dell’impossibilità di rinunciare a quella strada che lega, in misura più che proporzionale, semplificazioni e obblighi.
Un nuovo patto doganale: una moderna analisi dei rischi, gestita, a livello unionale, con strumenti di AI a scandagliare migliaia di documenti presentati, contemporaneamente, in tutto il territorio doganale del ventisette Stati membri, anche di natura extratributaria, garantendo quell’armonizzazione nella selezione dei controlli, oggi ben più campanilistica e dispersiva, capace di tradurre in realtà il buon proposito “controlli più intelligenti”; un’autorità doganale sovranazionale, chiamata a gestire questo complesso meccanismo sottraendolo alla governance locale di ciascun Paese, presa d’atto, quanto mai opportuna, di come l’uniformità applicativa mal si concili con la delocalizzazione delle responsabilità; una nuova frontiera di affidabilità, mirabilmente racchiusa nel binomio “trust and check”, semplificazioni che sfiorano la libertà assoluta di movimento sul mercato doganale, indipendente da ogni intervento autoritativo, ma rigorosamente analizzata ex post sulla base di criteri ben più rigorosi e impegnativi di quelli riservati ai soggetti AEO.
Chi non rispetta le regole, viene espulso: nessuna agevolazione, cassate anche quelle pregresse alla novella legislativa, flussi in perenne controllo, un handicap commerciale insostenibile su un palcoscenico globale caratterizzata da una feroce concorrenza, che si muove ai limiti della lealtà.
Dobbiamo preoccuparci? Probabilmente, sì.
Dobbiamo prepararci? Sicuramente, sì.
La dogana non è solo teoria, filosofia teoretica.
La dogana non è solo prassi, operatività pura.
Il rapporto teoria-prassi rappresenta un’unità dialettica: la teoria, senza prassi, è vuota; così come la prassi, senza teoria, è cieca; e noi, attesi da uno specchio, dietro il quale, ora, intravvediamo solo squarci di un cielo sereno, non possiamo permetterci di essere né vuoti, né ciechi.
Abbiamo tempo, non sprechiamolo.

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