25 Aprile 2025

Il dazio dimenticato

Le borse respirano, i mercati (ambigui esseri che solcano i cieli del capitalismo al di sopra della nostra razionalità) sono più tranquilli, anestetizzati dai toni concilianti del Presidente Trump o dai lauti guadagni accumulati, la Cina non è più così demoniaca, anzi, chissà, magari, è l’unica alternativa all’esuberanza USA; i dazi, intanto, ci aspettano. Forse.
La Commedia Umana è un’opera monumentale, la più grande costruzione letteraria della storia dell’umanità, a detta di alcuni; certo, Balzac avrebbe trovato linfa per un nuovo racconto, vivendo i nostri giorni. Viviamo strani giorni. Non per la mutevolezza della verità, ammesso che esista; ma per la mutevolezza del pensiero, ammesso che esista, caleidoscopica magia con il fine di nascondere reali intenzioni obnubilando l’ignaro spettatore. Dazi criminali, assassinio della globalizzazione, turpiloquio del diritto, nazionalismo autoritario e piacere del dominio: qualche investitore contento, qualche parola addolcita e tutto dimenticato? I dazi continuano a esserci, continueranno a esserci, in percentuale sul valore dei beni importati o quale pegno da pagare per un accordo commerciale a vantaggi unidirezionali. E’ la logica che ne è alla base ad essere sbagliata: non proteggere l’economia interna, ma pregiudicare le economie esterne, illudendo gli ascoltatori che ciò aumenterà la ricchezza nazionale. Nascondendo gli effetti deprimenti sulle imprese esportatrici, colpite dall’incremento dei prezzi dei beni intermedi. Una scommessa. La Cina ha risposto, la UE ha risposto, sulla carta e risponderà nei fatti, forse. Non illudiamoci, non sposiamo l’ambiguità del silenzio che lenisce ogni male. Pensiamo, studiamo: mai come oggi, il sapere doganale è sinonimo di compliance.

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