In Parlamento la riforma delle sanzioni doganali
“E quindi uscimmo a riveder le stelle”. Chiediamo perdono, al Sommo Poeta, per aver usurpato la sua uscita dall’inferno, intrisa di arte e di speranza, dedicandola alle miserie doganali di quella sciagurata disciplina, ora approdata all’esame parlamentare per una tanto agognata revisione; ma nessun cielo stellato allieta il nostro spirito.
Quel lieve soffio di frescura, che nelle afose serate estive, allevia l’animo affranto dalla calura, per scomparire, subitaneo, sopraffatto da un cielo immobile; questo l‘effetto della lettura delle modifiche che l’art. 12 dello schema di decreto legislativo, approvato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri lo scorso 13 marzo e che introduce disposizioni integrative e correttive dei provvedimenti attuativi della riforma fiscale in materia di adempimenti tributari, concordato preventivo biennale, giustizia tributaria e sanzioni tributarie, apporta alle tanto vituperate DNC. Duplicate le soglie minime previste per la contestazione del reato di contrabbando e per l’avvio dell’azione penale: confermati € 10.000,00 per il dazio, l’importo dei diritti di confine diversi dal dazio, Iva e accise, quindi, viene elevato a € 100.000,00; e la previsione che nessuna sanzione amministrativa e nessuna confisca sono possibili quando la revisione della dichiarazione è richiesta dagli operatori economici. A corollario, rivisitate la definizione delle circostanze aggravanti e l’estinzione dei delitti di contrabbando punibili con la sola multa. Proiezione riservata, fino al prossimo 8 maggio, alle Commissioni di Camera e Senato, poi, sperabilmente, ne sapremo di più. Ma quella fastidiosa ombra di un afflato penale fuori dal tempo, rimane; no, nessun cielo stellato ci attende, solo un indesiderato Purgatorio.