La primavera dell’Unione doganale
“Il Parlamento e il Consiglio hanno raggiunto uno storico accordo sulla più significativa riforma della legislazione doganale europea dal 1968. Le nuove norme affrontano la crescita esponenziale dell’e-commerce: lo scorso anno, 5,8 miliardi di pacchi di basso valore sono entrati nella UE. La nuova legge si basa su quattro pilastri fondamentali: i commercianti online diventano responsabili delle merci che spediscono ai consumatori, è stata introdotta una nuova imposta per coprire i maggiori costi di gestione doganale, è stata istituita un’Autorità doganale centrale della UE e un data hub europeo per fornire una panoramica integrata e in tempo reale dei flussi di merci. Le piattaforme che non rispettano strutturalmente le nostre norme saranno sanzionate. La non conformità sistematica e ripetuta comporterà sanzioni più severe, fino al 6% delle importazioni annuali, e la sospensione della piattaforma di e-commerce online. L’obiettivo: un mercato interno che non lasci più impunite piattaforme come Temu, Shein e AliExpress, le quali immettono sul mercato europeo enormi quantità di merci non conformi e competono slealmente con le nostre imprese. Ciò renderà il mercato unico significativamente più sicuro ed equo per consumatori e imprese”.
Non ha dubbi il relatore, l’olandese Dirk Goting: il nuovo Codice, figlio della riforma dell’Unione doganale, costituisce una vera rivoluzione nel panorama dell’international business, semplificando e modernizzando una legislazione oggi incapace di rispondere, con efficacia e tempismo, ai repentini cambiamenti delle abitudini commerciali.
Lunga e perigliosa è stata la gestazione della innovativa novella; dal 17 maggio 2023, giorno di presentazione, ad opera della Commissione UE, del complesso progetto di riforma del monolite dell’Unione doganale, punto fermo del programma di governo 2020-2024 del Presidente Von der Leyen, il mondo non si è fermato mai un momento, parafrasando una vecchia canzone, accompagnato, in questo suo viaggio verso l’ignoto, dagli adepti di un sovranismo muscolare e assoluto, capitanati dall’eclettico e imprevedibile Mr. Trump. Guerre commerciali, guerre militari, accordi imposti a mascherare ricatti insopportabili, scandali sopiti, arricchimenti sospetti, dileggio del nemico, vero o presunto, minacce e revisionismo storico, populismo viscerale, con un occhio (o, forse, più) di riguardo a Wall Street; manifestazioni schizofreniche e contraddittorie, legate dall’illusione di una rinnovata leadership statunitense, di un potere in grado di sottomettere l’irriguardoso dragone e i suoi sodali, ansiosi di instaurare un modello, economico e sociale, alternativo al capitalismo made in USA. Ne abbiamo scritto e ancora ne scriveremo, le sorprese si susseguono senza sosta: l’ultima, fresca di un paio di giorni, l’imposizione daziaria sui prodotti farmaceutici e l’ampliamento della tassazione sui prodotti derivati da acciaio, alluminio e rame; a tacere dell’indagine in corso, affidata all’USTR ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974, sulla sovracapacità industriale e su eventuali pratiche commerciali sleali delle principali economie globali, che potrebbe disegnare equilibri commerciali conflittuali in ragione di un preteso raggiramento degli ingenui governi USA: arma, ovviamente, il dazio.
E così, mentre le mappe geografiche e concettuali e le rotte commerciali rischiano di essere riscritte, non solo per il blocco di poco più di trenta chilometri di mare isolati dalla stupidità umana, il Consiglio e il Parlamento unionali trovano, finalmente, l’accordo sulla riforma del Codice doganale, a quasi tre anni dalla presentazione della proposta della Commissione UE.
Del resto, è primavera, la natura si desta dal torpore invernale, colori e profumi riacquistano la brillantezza dimenticata, la luce non è più un veloce intervallo tra il buio del mattino e della sera e l’idea di meriggio e di crepuscolo riacquista un senso. Un illustre figlio del suolo italico, inarrivabile e sfortunato poeta, contrapponeva la primavera quale stagione, perenne e perfetta rinascita della natura, tempo ciclico sempre uguale a se stesso, alla primavera quale metafora della storia e della vita, che, al contrario, non ritorna e definisce la disillusione che nasce dalla conoscenza del vero, dall’impossibilità del ritorno alla felice incoscienza di un’epoca lontana e perduta.
Quale sia la primavera della riforma dell’Unione doganale, lo svelerà, come sempre, il tempo.
Ora, molte parole vengono spese sulle nuove regole applicabili al settore dell’e-commerce: scrive il Parlamento UE che in base alle nuove norme, i venditori e le piattaforme che facilitano la vendita a distanza di merci da Paesi extra-UE direttamente a clienti unionali saranno considerati importatori. Ciò li obbligherà a fornire alle autorità doganali tutti i dati necessari, a pagare o garantire eventuali diritti doganali e ad assicurarsi che le merci siano conformi alle leggi dell’Unione europea. Le società devono avere sede nell’UE o essere rappresentate da un’entità con sede nella UE in possesso dello status di operatore economico autorizzato (AEO), al fine di impedire l’utilizzo di società di comodo. Per incentivare le spedizioni in blocco, più facili da controllare per le autorità doganali, i venditori e le piattaforme di Paesi extra-UE sono incoraggiati a gestire depositi doganali: le spedizioni intra-UE beneficerebbero di una tariffa di movimentazione inferiore, a condizione che le merci siano importate in imballaggi collettivi e in quantità sufficienti a rendere più efficienti i controlli doganali.
Ed è curioso notare come anche la scelta della sede dell’EUCA, l’autorità doganale europea, sia diretta conseguenza di considerazioni di simile tenore. Lille, con buona pace della Città Eterna, per sostenere la cui candidatura, ADM ed enti locali si erano spesi in prima persona, “è la scelta giusta. La Francia è uno dei principali Paesi europei in materia doganale; un terzo dei pacchi che entrano nell’UE transita attraverso il territorio francese. La posizione strategica di Lille, crocevia d’Europa, la rende il centro nevralgico naturale per questa autorità. Ciò invia un segnale chiaro: la Francia sarà fondamentale per il futuro della nostra unione doganale”: voce dell’ineffabile Dirk Goting e, in una con l’eliminazione dai mondiali di calcio, altro schiaffo all’orgoglio nazionale.
Ma la riforma dell’Unione doganale non è solo e-commerce.
L’Unione doganale UE gestisce scambi commerciali per un valore superiore a 4.300 miliardi di euro, pari a circa il 14% del commercio globale; nel 2024, 2.140 uffici doganali hanno riscosso quasi 27 miliardi di euro di dazi doganali e gestito l’importazione, l’esportazione e il transito di oltre 1.370 milioni di articoli.
L’attività doganale, certo anche a seguito dell’incremento degli scambi a distanza, nell’ultimo biennio è esplosa; le tensioni geopolitiche, le logiche della transizione ambientale, le priorità dettate dalla politica unionale in spregio, sovente, della salute delle imprese, una complessità di rapporti istituzionali sconosciuta in questo secolo, una ormai non più latente distanza tra Europa e cittadini, sconcertati e confusi da un’assenza di posizioni chiare e definite, degne di una potenza economica, oggi simile a tessere impazzite di un mosaico che fatica a riprendere forma, tutto ciò necessita di strumenti doganali moderni e olistici.
Tre i pilastri strutturali della riforma: una nuova autorità doganale unionale (EUCA), un Customs Data Hub per gestire uniformemente il rischio e un quadro normativo riformato per gli operatori commerciali, che include lo status “Trust and Check”.
L’EUCA dovrebbe impiegare circa 250 funzionari, tutti addetti da un solo compito: analizzare i dati delle dichiarazioni doganali, costantemente aggiornati, presenti nel Customs Data Hub (nel quale confluiranno, altresì, i dati extra-doganali provenienti dagli sportelli unici nazionali), contribuendo a identificare i flussi più rischiosi e prioritari per i controlli e definendo le aree e i criteri di rischio; nonché coordinare la gestione delle crisi a livello unionale. Le autorità doganali degli Stati membri mantengono i propri poteri e continueranno a condurre le proprie analisi nazionali del rischio, adattate alle specifiche esigenze locali; la riforma disegna, quindi, una struttura architettonica a due livelli: coordinamento e intelligence sui rischi a livello unionale gestiti dall’EUCA, esecuzione operativa a livello nazionale, grazie a strumenti nuovi, controlli più intelligenti, riscossione più sicura in assenza di oneri eccessivi per gli operatori.
Il “Trust and Check” non è una semplificazione, è una filosofia, la realizzazione dell’idea che dogana e operatori affidabili, non solo nell’emergenza, possono cooperare in un rapporto di reciproca fiducia certo complesso da calare nella realtà italiana, ma alla quale dovremmo abituarci nel prossimo futuro; il che comporterà uno sforzo da non sottovalutare, soprattutto per l’autorità doganale, chiamata a una svolta culturale profonda.
E, forse, questa è la vera innovazione del Codice doganale della riforma dell’Unione, al di là della centralità dell’e-commerce, delle piattaforme on line quali importatori fantasma, l’abolizione del de minimis di € 150,00, il dazio di € 3,00 sulle spedizioni al di sotto di tale valore e le parole del relatore Gotink: una visione.
Che nasce dalla constatazione che la gestione dell’intelligence non può essere smembrata in ventisette Paesi, con un approccio storico e giuridico diverso; e che la gestione operativa non può essere centralizzata in un’intelligenza artificiale, per quanto sofisticata, distante dalla realtà locale.
Una visione che lega indissolubilmente EUCA, Customs data Hub e “Trust and Check”: una analisi del rischio unitaria, una gestione dei dati unitaria, un pensiero unitario, una libertà incondizionata agli operatori affidabili.
Il rischio quale pietra angolare del processo doganale, la fiducia quale pietra angolare dei flussi operativi; una dogana meno invadente, più intelligente, più aziendalmente colta, nessun rapporto conflittuale con gli operatori affidabili.
Una visione futuristica, che richiede maturità e comprensione.
Il testo del Codice è ancora in fase di finalizzazione, tra Consiglio UE e Parlamento UE ed entrerà pienamente in vigore trascorsi dodici mesi dalla sua pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea: abbiamo ancora tempo per studiare, ma l’esame di maturità non è lontano.