L’arte di saper scegliere
Prendere una decisione significa, essenzialmente, confrontare due o più opzioni rispetto a un certo numero di caratteristiche ed esprimere una preferenza riguardo all’opzione che, più delle altre, sembra soddisfare i criteri di accettabilità che stabiliamo. Che sia guidata dalla volontà, dall’intelletto o dal sentimento, la decisione caratterizza un comportamento; più che mai, oggi, serve decidere, lo insegna il Presidente Trump, che lo impari velocemente la UE.
Destino bizzarro anzi che no, quello occorso al filosofo francese Jean Buridan.
Meglio conosciuto nella traslitterazione italiana di Giovanni Buridano, al di là dei propri meriti legati alla dottrina del moto e dell’impetus, che ne farebbero un precursore di Galileo, il filosofo è passato ai posteri per una storia, in realtà, mai raccontata e conosciuta come “Il paradosso dell’asino”, che le vecchie maestre della scuola elementare del tempo che fu raccontavano ai propri alunni: un asino, equidistante tra due mucchi di fieno e due secchi d’acqua identici, nell’incertezza della scelta, muore di fame.
Un paradosso, appunto, nato dalla teoria aristotelica che vede la volontà umana seguire le vie dell’intelletto per assicurarsi la scelta giusta e che mostra come dalla libertà di scegliere possano discendere la libertà di non scegliere e le sue aberranti conseguenze: se ci muovono solo logica e l’intelletto, tra due opzioni assolutamente identiche, quanto a natura e conseguenze, quale sceglieremo? Moriremo anche noi di fame?
Innumerevoli le morti per fame da assenza di scelta raccontate dalla Storia con la “S” maiuscola.
Infinitamente fastidiose le morti da assenza di scelta che, quotidianamente, ci assicura la storia con la “s” minuscola, la storia raccontata dalla quotidianità, dalle persone comuni, da coloro che consentono, ai cosiddetti grandi, di scrivere la storia con la “S” maiuscola; vittime, la nostra considerazione e la dignità altrui.
Scegliere non è solo questione di intelletto, è conseguenza dell’impetus di buridana memoria, di quella forza esterna che imprime un moto perpetuo a ciò che la riceve; quale sia questa forza, ognuno di noi lo sa o dovrebbe saperlo; quanti i mezz’uomini, gli ominicchi e i ququaraquà che attraversano il nostro tempo!
Che è infestato, dagli asini di Buridano, da coloro che scelgono scientemente di sopravvivere non scegliendo, che lasciano scegliere ai posteri, che incolpano della mancata scelta la società e il mondo intero.
Oggi è il “Liberation day”, il giorno in cui gli Stati Uniti d’America si liberano definitivamente dal giogo commerciale imposto dagli sfruttatori dell’omnio globo terracqueo, riaffermando il proprio ruolo, economico e morale, di guida, ora severa, ora magnanima, del suddetto globo: “Il mondo ha derubato l’America per quaranta anni, adesso vogliamo essere giusti, anzi, mi considero generoso”, America is back, welcome to the new golden age.
La generosità si palesa in dazi reciproci pari alla metà di quelli applicati, in ogni Paese, ai prodotti USA: ad es., UE 20%, Brasile 10%, Cina 34%, Corea del Sud 25%, Giappone 24%,, India 26%, Svizzera 31%, UK 10%, Vietnam 46%.
Perchè “nonostante la retorica dei politici e dei media, gli studi hanno ripetutamente dimostrato che i dazi sono uno strumento efficace per raggiungere obiettivi economici e strategici”, proprio come è accaduto durante il primo mandato del presidente Trump.
Se non è autarchia di nefasta memoria, siamo nelle vicinanze, chiamiamolo protezionismo, se preferiamo.
Il protezionismo non paga. La storia insegna.
La storia scritta da tutti gli uomini che, quotidianamente, hanno varcato le colonne d’Ercole del sapere e del possibile, camminato sul filo del pubblico ludibrio, in equilibrio tra illuminate visioni e oscure realtà.
La storia che ha disegnato nuove rotte per varcare i mari, immaginato strade ove esistevano solo paludi, ideato ferrovie a dispetto delle montagne; la storia che non si studia a scuola, ma che si vive; la storia degli uomini comuni, la storia con la “s” minuscola, che traccia sentieri e apre nuove vie.
La via che ha unito culture, prima ancora che popoli, che ha compreso come una visione domestica dell’economia non sia garanzia di crescita, né economica, né sociale; la via che ha liberato le menti, prima ancora dei commerci.
Il liberismo è il volano del progresso economico.
Piccole verità nascoste dietro frasi fatte; piccole verità che qualche nostalgico prova a negare.
Il machismo economico si annida nelle menti più estreme e come un virus periodicamente torna a minare l’equilibrio mondiale, tentativi a ripetizione, falliti, ma forieri di dubbi e danni, immagini di (inutili) prove di forza.
Sostenitore di un protezionismo USA centrico, nemico viscerale del multilateralismo, cui preferisce negoziati face to face, il Presidente Trump ha il non tanto sommesso desiderio di minare la solidità UE, fautrice di un odioso approccio multilaterale e liberista all’international trade, punendo, nel contempo, Berlino e Parigi, considerati, più la prima che la seconda, pericolosa antagonista di Washington, con tutte quelle vetture a invadere la patriottica Route 66.
Protezionismo o isolazionismo?
«Quando compriamo all’estero, noi riceviamo i beni e gli stranieri ricevono il denaro, quando compriamo nel nostro Paese, otteniamo sia i beni sia il denaro»: Lincoln è un monumento della storia, ma elevarlo a giustificazione storica della follia daziaria è opera perigliosa, oltre che scorretta: diversi i. tempi, diverse le società, diversi i bisogni.
E’ possibile isolarsi in una realtà commerciale che respira di connessioni e rotte condivise?
Dati relativi agli scambi UE-USA, fonte Commissione europea: nell’anno 2023, i rapporti commerciali, nel mercato dei beni, hanno raggiunto 851 miliardi di euro; la UE ha esportato 503 miliardi di euro di beni nel mercato statunitense, importandone per 347 miliardi, con un surplus a proprio vantaggio di 157 miliardi di euro.
Risultato inverso, il medesimo anno, nel campo dei servizi: commercio bilaterale pari 746 miliardi di euro, servizi UE esportati negli USA corrispondenti a 319 miliardi di euro, servizi USA importati nella UE fissati a 427 miliardi di euro, un deficit commerciale di 109 miliardi di euro.
Senza contare gli investimenti: le aziende unionali e statunitensi, nel 2022, hanno realizzato investimenti per un valore di 5,3 trilioni di euro nei rispettivi mercati.
Isolarsi, forse no, ma tentare, questi giorni ne sono testimoni, per certo sì.
“Every single day I will be fighting for you with every breath in my body. I will not rest until we have delivered the strong, safe and prosperous America that our children deserve and that you deserve. This will truly be the golden age of America”: la retorica ideologica al potere, la restaurazione della parola fine a se stessa, capace di dipingere uno stupefacente affresco sul nulla.
L’arte di saper scegliere in salsa barbecue.
L’aumento dei prezzi interni? Ininfluente, il “Made in USA” prima di ogni cosa; del resto, il benessere delle famiglie non si misura in consumi a basso costo, parola del Segretario al Tesoro Scott Bessent.
Le majors dell’automotive USA ammoniscono il Presidente della loro dipendenza dalla componentistica degli sporchi e cattivi europei? No problem, dazio del 25% sulle importazioni di auto nuove e, dal prossimo 3 maggio, pari balzello sulle importazioni di componenti e ricambi.
E mentre il Presidente Trump ci gratifica del suo infinito scibile in commercio internazionale, politica estera, economia e scienza delle finanze, la nostra, cara Unione europea cosa fa?
L’asino di Buridano.
Compresa tra un vorrei, ma non potrei, un saprei, ma non dovrei, un desidererei, ma non oserei, abbacinata osserva immobile i due cumuli di fieno, la volontà guidata da un intelletto disorientato dalla perfetta identità dei due banchetti, la rigidità della mente ad accompagnare l’inerzia del corpo, privo di un sentimento che provochi la forza esterna che ne genera il moto.
L’arte di saper scegliere, semplice da apprendere, complessa da applicare.
Reazione ferrea, decisione inamovibile. una risposta rapida e proporzionata, progettata per difendere gli interessi europei attraverso due contromisure: la nuova imposizione delle misure di riequilibrio del 2018 e del 2020, sospese e l’imposizione di un nuovo pacchetto di misure aggiuntive, figlie dei risultati di una consultazione popolare scaduta lo scorso 26 marzo, la prima attiva dal 1° aprile, le seconde dal 15 aprile.
Il contenuto delle misure di riequilibrio del 2018 e del 2020? In una prima fase, dazi ad valorem del 10% e del 25%; poi, a decorrere dal 1° giugno 2021, oppure, se precedente, “a partire dal quinto giorno successivo alla data in cui l’organo di risoluzione delle controversie dell’OMC adotta la decisione, o tale decisione gli viene notificata, secondo la quale le misure di salvaguardia imposte dagli Stati Uniti non sono conformi alle disposizioni pertinenti dell’accordo OMC. In quest’ultimo caso, la Commissione pubblica nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea un avviso in cui è indicata la data di adozione o notifica di tale decisione”, altri dazi ad valorem del 10%, 25%, 35%, 50%.
Vorrei, potrei, dovrei, ma…
Il 20 marzo, in una audizione al Parlamento europeo, il Commissario europeo al commercio Sefcovic ha dichiarato: “Stiamo valutando di allineare i tempi delle due serie di contromisure dell’UE in modo da poter consultare contemporaneamente gli Stati membri di entrambe le liste, e questo ci darebbe anche più tempo per i negoziati con i nostri partner americani”; e ciò nonostante gli Stati Uniti abbiano avviato “un’indagine su rame e legno, compresi i derivati, che potrebbe portare a dazi aggiuntivi o altre misure restrittive. Inoltre, stanno riflettendo a misure sulla costruzione navale che potrebbero avere effetti negativi per le imprese europee di trasporto marittimo”.
La valutazione è diventata certezza il 31 marzo, quando sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione europea è apparso, non certo improvviso e inatteso, il Reg.to (UE) n. 664/25, proroga al 14 aprile della sospensione delle misure di salvaguardia, il nostro D-day sarà il 15 aprile.
Motivazione? “È pertanto necessario prorogare l’attuale sospensione per un ulteriore breve periodo al fine di fornire, tra l’altro, ulteriori opportunità di cooperazione con gli Stati Uniti, anche allo scopo di risolvere la controversia sulle rispettive tariffe e prima che i dazi doganali inizino nuovamente ad applicarsi a decorrere dal 15 aprile 2025”.
Abbiamo letto bene: ulteriori possibilità di cooperazione, anche allo scopo di risolvere la controversia sulle rispettive tariffe. Ulteriori rispetto a cosa, di grazia? Possibilità intraviste dove, sempre di grazia?
Forse, in queste parole, che ripetiamo: “Il mondo ha derubato l’America per quaranta anni, adesso vogliamo essere giusti, anzi, mi considero generoso”?
Forse nelle azioni di un uomo che ha l’obiettivo di conquistare militarmente la Groenlandia? Che ha il desiderio, evidente, di dividere l’Europa, riportandola al tempo degli Stati autonomi, così da separare i buoni, da premiare, dai cattivi, da punire, compito che l’Unione, per quanto poco sentita e amata dai cittadini, giuridicamente non gli consente?
Piuttosto, sarebbe utile un dubbio sull’utilità delle misure di ritorsione.
In una audizione al Parlamento europeo, lo scorso 21 marzo, la Presidente della BCE Lagarde ha dichiarato: «L’impatto delle misure commerciali rimane incerto, ma secondo la Bce un dazio americano del 25% sulle importazioni europee ridurrebbe la crescita nella zona euro di 0,3 punti nel primo anno e una ritorsione europea aumenterebbe questa perdita a 0,5 punti……Le prospettive di inflazione diventerebbero significativamente più incerte. Nel breve periodo, le misure di ritorsione dell’Unione europea e l’indebolimento del tasso di cambio dell’euro – dovuto alla minore domanda di prodotti europei da parte americana – potrebbero far salire l’inflazione di circa mezzo punto».
Le analisi di ISPI DataLab avvertono che nell’ipotesi di ulteriori dazi, in una forbice percentuale dal 20% al 25% “Il dazio medio pesato per il commercio americano passerebbe dall’1,4% degli anni di massima liberalizzazione al 13%, vicino ai livelli del periodo di protezionismo e isolazionismo tra le due guerre mondiali. Esattamente un secolo fa, quando però il ruolo del commercio internazionale sul PIL mondiale era intorno all’8% del PIL, meno di un terzo rispetto al 29% di oggi. Dazi al 20%-25% sarebbero un colpo per tutti i Paesi, Stati Uniti inclusi. L’UE, tuttavia, risentirebbe di una riduzione di PIL doppia (-0,4%) rispetto a quella americana (-0,2%). All’interno dell’Europa, quella tedesca è l’economia più esposta (-0,5%), mentre l’Italia si situa intorno alla media UE. In caso di ritorsione europea, il contraccolpo sulla crescita dell’Europa stessa sarebbe ancora più forte”.
Aumento dell’inflazione, riduzione del PIL, attrici protagoniste le misure di salvaguardia ritorsive: è percorribile la via della follia daziaria? O sarebbe meglio scegliere?
Nel mondo classico la follia era legata alla sfera sacra: il folle rappresentava la voce del divino da ascoltare e interpretare; nel Medioevo il folle diventò la trasfigurazione umana del demonio, colui che deve essere liberato dal male e in qualche modo esorcizzato.
Scegliamo, ma scegliamo, decidiamo, tagliamo ciò che è inutile, emuli dell’etimologia del termine, muoviamoci da una imbarazzante immobilità, abbandoniamo i cumuli di fieno e troviamo una terza via, discendenti di coloro che hanno fatto la storia prima di noi.
Le ritorsioni germogliano danno all’economia unionale, nutrono sfiducia e incertezza, nemici fatali del buon commercio; chi eleva l’isolamento a regola di governo si combatte rafforzando le sinapsi internazionali, tessendo trame di relazioni, tessendo fili di buon senso istituzionale, seminando terreni fertili di cooperazione.
Al di là delle convenienze locali, al di sopra delle divisioni regionali, una rete sulla quale non tramonta mai il sole.
Unità di intenti chiede unità politica, interesse pubblico quale bene primario, embargo dei particolarismi, fiducia reciproca; è pronta, l’Unione europea? E’ coesa oltre ogni divisione ideologica.
Non sembra; e ciò spaventa più del Presidente Trump.
Sveglia, cara, vecchia, bistrattata Europa o saranno guai…