Equilibrio commerciale con gli USA, la proposta del Parlamento UE
Lo scorso giovedì, il Parlamento UE ha votato due proposte legislative, al fine di tradurre in realtà i buoni propositi di liberalizzazione del mercato unionale ai prodotti statunitensi, promessa fatta in quel di Scozia al termine del mese di luglio 2025 quale necessario bilanciamento alla fantasmagorica concessione di un dazio del 15% sul nostro export.
C’è un momento, nei processi decisionali europei, in cui la tecnica si intreccia con la visione politica. Il voto del Parlamento europeo sugli aspetti tariffari dell’accordo (?) UE-USA di Turnberry dello scorso luglio si colloca esattamente in questo spazio: un equilibrio instabile tra apertura dei mercati e tutela degli interessi europei. Con un ampio consenso, gli eurodeputati hanno adottato la loro posizione su due proposte legislative che, se confermate dal Consiglio, porteranno a una significativa riduzione dei dazi sui beni industriali statunitensi e a un accesso preferenziale per numerosi prodotti agricoli e ittici. Il Parlamento, tuttavia, costruisce anche meccanismi di controllo. La clausola di sospensione consente infatti di reagire qualora gli Stati Uniti si discostino dagli impegni, introducendo dazi superiori al 15% o adottando misure discriminatorie. Non solo: la tutela si estende anche a scenari più ampi, come possibili forme di coercizione economica o minacce agli equilibri geopolitici dell’Unione. Ancora più significativa è la cosiddetta “sunrise clause”: le preferenze commerciali entreranno in vigore solo a condizione che gli Stati Uniti rispettino pienamente gli impegni assunti, in particolare sulla riduzione dei dazi su prodotti contenenti acciaio e alluminio. Una scelta che ribalta la logica tradizionale: non più concessioni immediate, ma condizionate. A completare la struttura della proposta, la “sunset clause” introduce una scadenza chiara – marzo 2028 – restituendo al legislatore europeo il controllo sul tempo e sugli effetti dell’accordo; nelle more, la Commissione UE sarà chiamata a monitorare l’impatto delle misure, con la possibilità di intervenire in caso di squilibri significativi. La politica, quella vera, del Consiglio UE, ascolterà la voce del Parlamento unionale? Troverà il coraggio di porre dei limiti, mai espressi in precedenza e assenti nell’accordo discusso dal Presidente Von der Leyen, alle richieste USA? Per tornare, finalmente, a governare con consapevolezza le regole del commercio internazionale, conscio di una forza economica troppo spesso dimenticata.