17 Settembre 2023

EXPORT CONTROL MADE IN USA E MADE IN UE

Prima, la nuova disciplina applicabile ai beni a duplice uso, con i suoi obblighi e responsabilità e la previsione di documenti societari di conformità; poi, le misure restrittive nei confronti della Russia e le severe punizioni per coloro che cercano di eluderle; mai come nei tempi recenti si è sentito il bisogno di un vero export control. Come negli USA.
Gli Stati Uniti e l’Unione europea sono due importanti partner commerciali; nel 2021, secondo i dati dell’US Office of Technology, il 15,5% di tutte le esportazioni statunitensi (in valore) si è diretto nei Paesi membri UE, mentre il 17,3% delle importazioni statunitensi sono arrivate proprio dalla vecchia Europa; il che lascia intendere come i tempi siano più che maturi per un accordo commerciale bilaterale. Il sistema di controllo delle esportazioni di entrambi è figlio di quattro regimi multilaterali in vigore: l’Accordo di Wassenaar, il Nuclear Suppliers Group, l’Australia Group, il Missile Technology Control Regime, che vincolano ciascuno più di quaranta paesi; e ciò spiega come la novella normativa dual use abbai così tanti e rilevanti punti di contatto con l’US Export Administration Regulations (EAR). Anche se esistono differenze evidenti: la normativa UE non ha disposizioni simili all’ITAR statunitense, che disciplina il traffico internazionale di armi e di servizi di difesa, essendo tale normativa rimessa alla competenza dei singoli Stati membri; non esiste un’amministrazione unica e centrale che sovrintenda alla normativa di settore; la normativa USA si applica anche ai prodotti dopo l’esportazione o a quelli che non toccano mai il suolo statunitense, al contrario di quella unionale; un diverso approccio filosofico alle liste di controllo, meno “nazionalista” nella UE. In vista nuovi accordi post-Russia?

Copyright © 2021 · Overy S.r.l. · all rights reserved - È vietata la copia e la riproduzione di contenuti e immagini | Privacy Policy | Cookie Policy