11 Giugno 2024

POLITICA COMMERCIALE E CONTRATTO SOCIALE

L’occasione, un intervento di Katherine Tai sul Financial Times, il ricordo della Carta Atlantica a sostegno della ricostruzione post-bellica e l’auspicio di un nuovo contratto sociale. Un’esigenza non solo statunitense, se è vera quella sensazione latente di un’Europa troppo lontana dai cittadini, chiamati in questi giorni a rinnovare l’organo elettivo UE.
Martedì 5 novembre 2024 gli elettori statunitensi saranno chiamati a scegliere il prossimo Presidente; giornata strana per votare, almeno per noi italiani, abituati a mostrare il certificato elettorale di rientro da un fine settimana tardo primaverile. Una data che, ancor più delle consultazioni elettorali per il rinnovo del Parlamento europeo di questo weekend, potrà incidere sui destini geopolitici e commerciali del futuro prossimo, in competizione non solo due idee politiche, bensì due visioni di politica economica e internazionale. L’attuale Trade Ambassador del governo Biden auspica una nuova Bretton Woods, un rinnovato ruolo centrale della politica commerciale; certo, non scorgiamo a più pallida ombra di un nuovo Churchill all’orizzonte, ma è indubbio che un nuovo contratto sociale, una transizione che rinnovi la centralità delle persone, lavoratori e imprenditori, è indispensabile. Scopo primario della politica commerciale è lo sviluppo delle opportunità di crescita economica per le aziende, volano essenziale per il sistema economico, influenzando crescita e occupazione. Negli anni ’30 del secolo scorso le democrazie non riuscirono a trovare un terreno comune sulle questioni economiche internazionali, con conseguenze devastanti; ora, non abbiamo alle spalle un conflitto globale bellico, bensì economico, un futuro sfidante e nessuno statista a guidare il cambiamento.

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