23 Luglio 2025

Risorse proprie, un colpevole autogol

“C’è un tempo e un luogo perchè qualsiasi cosa abbia principio e fine”: indagando il complesso rapporto tra l’uomo e l’ordine naturale, Peter Weir, in “Picnic ad Hanging Rock” dà voce e dignità ad un motto di saggezza popolare, sempre e ovunque applicabile. Chi non lo rispetta, anche se nel giusto, ne paga le conseguenze e guadagna l’oblio.
Il sistema delle risorse proprie deve garantire il corretto sviluppo delle politiche unionali ed oggi è costituito, essenzialmente, dalle entrate provenienti da prelievi, premi, importi supplementari o compensativi, importi o elementi aggiuntivi, dazi: spiccioli, considerati gli ambiziosi progetti disegnati dall’Unione. E così, la Commissione UE, nel Quadro Finanziario Pluriennale 2028-2034 (ovvero, il bilancio pluriennale UE) postula l’istituzione di cinque nuove risorse proprie, basate: sul sistema di scambio di quote di emissione (ETS 1); sul meccanismo di adeguamento del carbonio (CBAM); sulle apparecchiature elettriche ed elettroniche non raccolte (“rifiuti elettronici”); sulle accise sul tabacco (TEDOR); e una risorsa societaria per l’Europa (CORE), un contributo forfettario annuo a carico delle grandi imprese, con un fatturato annuo superiore a € 100.000.000,00, che operano e vendono i loro prodotti nella UE. E così, mentre il commissario Sefcovic tratta con gli USA non un accordo win-win, ma un accordo che limiti i danni, nell’assenza colpevole di una linea politica comune e di una scelta condivisa; ipotesi di cali di PIL, inflazione in crescita, occupazione a rischio si sprecano; la Commissione UE tassa le grandi imprese. Non disegna una politica industriale per sostenerle, fissa un contributo per dissanguarle; la via maestra per far disamorare dell’Europa anche i più convinti.

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