14 Giugno 2021

IRLANDA DEL NORD, UE E UK AI FERRI CORTI

Prima, Lord Frost, afferma che il Protocollo sull’Irlanda del Nord, così come è attualmente scritto e interpretato, difficilmente potrà trovare applicazione nel lungo periodo; poi, Boris Johnson, a latere del G7 in Cornovaglia, si dichiara “pronto a tutto” per l’Irlanda del Nord.

Londra è pronta a fare di tutto per tutelare il libero passaggio delle merci tra Gran Bretagna e Irlanda del Nord, disapplicando le disposizioni sulla linea di confine marina ideata e scritta nel protocollo all’Accordo di Recesso della gran Bretagna, così da tutelare le intese del Venerdì Santo del 10 aprile 1998, parola di Boris Johnson. E’ l’ultima puntata di un serial che appare destinato ad una fine burrascosa, una prova di forza della quale non si percepisce né la ragione, né l’ideale che la sostiene. UK ha deciso, in via unilaterale, di prorogare ad ottobre il periodo di grazia durante il quale le regole europee sull’import ed export non vengono applicate in Irlanda del Nord; la UE, lo scorso 15 marzo, ha costituito in mora la Gran Bretagna per violazione delle disposizioni sostanziali del protocollo su Irlanda/Irlanda del Nord e dell’obbligo di buona fede previsto dall’Accordo di Recesso. Il mancato accesso alle banche dati di importazione del Regno Unito. il completamento di posti di controllo permanenti alle frontiere (BCP) nei porti irlandesi e il rifiuto di prendere in considerazione un accordo veterinario: il pessimismo della UE sembra avere valide giustificazioni. Ora spetta alla Gran Bretagna mettere la parola fine a questa commedia.

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