06 Novembre 2023

L’ANALISI DEL PARLAMENTO SULLE SANZIONI UE

Le misure restrittive imposte dall’Unione Europea contro la Russia hanno riportato l’attenzione di una distratta platea sull’attuazione e l’applicazione delle politiche sanzionatorie, a differenza del processo decisionale tradizionalmente basate su un sistema decentralizzato. Il Parlamento Ue ne ha fatto l’oggetto di un recente, interessante e acritico studio.
È sempre più riconosciuto che l’uso delle sanzioni non è esente da costi per l’Unione Europea e i suoi Stati membri e che l’effettiva attuazione e applicazione delle sanzioni è un prerequisito per il loro successo geostrategico, credibilità e sostenibilità politica. Due affermazioni di buon senso, figlie di una acritica analisi dei fatti, che raramente prima d’ora avevano trovato dignità di statuizione in un documento di un’autorità politica. Che le sanzioni o misure restrittive che dir si voglia, non solo quelle contro la Russia, abbiano un impatto negativo anche sulle aziende unionali, è un fatto difficilmente contestabile; che debbano essere rigorosamente applicate, per raggiungere lo scopo che si prefiggono, è altrettanto evidente. E sia consentita una necessaria postilla: raggiungere lo scopo in un tempo limitato, condizione essenziale affinché il danno all’economia europea sia minimo e la capacità di rigorosa applicazione degli Stati membri sia massima. Ma ciò non è sufficiente, chiosa lo studio: la UE dovrebbe garantire orientamenti adeguati per gli operatori economici, rafforzare il coinvolgimento delle competenze in materia di attuazione e applicazione nella fase di pianificazione dei regimi sanzionatori e progettare un nuovo regime di sanzioni orizzontali per contrastare elusione, mentre il Parlamento stesso dovrebbe rafforzare la propria capacità di monitoraggio indipendente e di guida tecnica.

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